Partenze
Lasciare Parigi proprio quando l'estate fa capolino non è semplice. Ma è Pasqua, e come ogni anno la pausa italica si impone.
Intanto mi godo questi ultimi due giorni in Francia. Sole cocente e cielo blu, come solo a Parigi si puo' vedere. E' davvero estate.
Maniche corte, passeggiate lungo la Senna e il Luxembourg pieno di gente. Tempo da pic-nic.
Si esce dall'università presto, perché restare in gabbia con un sole cosi' non è possibile.
Tappa obbligata dal fruttivendolo per comprare le fragole arrivate in anticipo proprio come il caldo, ciliegina sulla torta: il gelato al cioccolato in Rue Vavin.
E poi... di corsa verso il Luxebourg alla disperata ricerca di un angolo di prato libero dove sedersi a mangiare.
Le fragole finiscono quasi subito nella vaschetta del gelato. Tra una chiacchiera e l'altra ci si guarda intorno, l'aria è incredibilmente limpida, qualcuno sfoggia già il costume da bagno, i bambini spingono le barchette nell'acqua della fontana...
Tutto sembra semplice con un simile decoro.
Si finisce a parlare di politica, e da qualche mese non è una novità. Le elezioni sono alle porte e anche se qualcuno di noi non voterà, le conseguenze toccheranno tutti.
Quando il sole comincia a picchiare troppo forte, si fa un giro.
Le ombre in Place de la Sorbonne disegnano in terra degli strani geroglifici.
Si cerca qualche ruelle deserta, un po' di calma. Rue St Jacques è troppo piena e assolata, si taglia nel mezzo, si gira in tondo, senza meta.
Si arriva senza volerlo sulla Senna, luccicante e semi deserta. Ci si siede sull'argine per finire le poche fragole rimaste nel sacchetto e fare due chiacchiere.
Le ombre che si allungano ci informano che è ora di andare. Ci si saluta controvoglia davanti alla fermata della metro.
Scopro che in Francia non si usa augurare la buona Pasqua, e non ci vuole molto a capire perché.
Ancora qualche minuto, poi via ...

1 commentaire:
Bellissima, sappi che se anche non ci sono, ti leggo sempre.
Un bacione***
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