mardi 24 avril 2007

La Parigi del sole...

E a Parigi fa sempre più caldo. Afa. Sole accecante. Cielo uscito direttamente dalla tavolozza di Magritte. Turisti felici. Troppi turisti, troppo felici.
Periodo eccezionale per qualsiasi attività, tranne lo starsene ogni giorno chiusi in ufficio per nove ore. Senza aria condizionata.
E' inutile dirvi che, da brava anticonformista, ultimamente ho eletto la mia scrivania in ufficio a residenza principale, e passo i week end in una splendida prigione intellettuale sul Quai François-Mauriac...
Nei brevi attimi di tempo libero mi godo una primavera che a Parigi non è mai stata cosi' bella.
Le stradine anonime che amo tanto, i giardini pieni di gente e le fontane luccicanti hanno uno charme diverso quest'anno.
Ho sempre amato questa città con la nebbiolina sottile che nasconde i tetti delle case più alte, dandomi l'idea di una città senza limiti. Spesso me ne stavo seduta sulle scale di Montmartre ad osservare il paesaggio, ricreando dietro i banchi di nebbia la mia Parigi, quella dei miei sogni.
La Parigi col sole accecante l'ho sempre lasciata ai turisti innamorati della Tour Eiffel o dell'Arco di Trionfo. Mi piaceva l'insolito, il nascosto, la pioggia sottile, la Senna agitata.
Quest'anno, invece, ho scoperto la Parigi del sole, dei vicoli colorati di rosso dalla luce del tramonto, dei negozietti di primizie, dei gelati al cioccolato sulla riva della Senna.
Non so ancora quale volto di Parigi apprezzi di più. E' una città camaleontica che si adatta all'umore delle persone che la vivono ed è il mio umore che decide ogni giorno quale Parigi vorrebbe vedere fuori dalla finestra.
Quest'anno c'è il sole. E va bene cosi'.
E nessuna foto puo' spiegare la bellezza di questo posto.

lundi 2 avril 2007

Partenze

Lasciare Parigi proprio quando l'estate fa capolino non è semplice. Ma è Pasqua, e come ogni anno la pausa italica si impone.
Intanto mi godo questi ultimi due giorni in Francia. Sole cocente e cielo blu, come solo a Parigi si puo' vedere. E' davvero estate.
Maniche corte, passeggiate lungo la Senna e il Luxembourg pieno di gente. Tempo da pic-nic.
Si esce dall'università presto, perché restare in gabbia con un sole cosi' non è possibile.
Tappa obbligata dal fruttivendolo per comprare le fragole arrivate in anticipo proprio come il caldo, ciliegina sulla torta: il gelato al cioccolato in Rue Vavin.
E poi... di corsa verso il Luxebourg alla disperata ricerca di un angolo di prato libero dove sedersi a mangiare.
Le fragole finiscono quasi subito nella vaschetta del gelato. Tra una chiacchiera e l'altra ci si guarda intorno, l'aria è incredibilmente limpida, qualcuno sfoggia già il costume da bagno, i bambini spingono le barchette nell'acqua della fontana...
Tutto sembra semplice con un simile decoro.
Si finisce a parlare di politica, e da qualche mese non è una novità. Le elezioni sono alle porte e anche se qualcuno di noi non voterà, le conseguenze toccheranno tutti.
Quando il sole comincia a picchiare troppo forte, si fa un giro.
Le ombre in Place de la Sorbonne disegnano in terra degli strani geroglifici.
Si cerca qualche ruelle deserta, un po' di calma. Rue St Jacques è troppo piena e assolata, si taglia nel mezzo, si gira in tondo, senza meta.
Si arriva senza volerlo sulla Senna, luccicante e semi deserta. Ci si siede sull'argine per finire le poche fragole rimaste nel sacchetto e fare due chiacchiere.
Le ombre che si allungano ci informano che è ora di andare. Ci si saluta controvoglia davanti alla fermata della metro.
Scopro che in Francia non si usa augurare la buona Pasqua, e non ci vuole molto a capire perché.
Ancora qualche minuto, poi via ...